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Una storia di indigenza a Ripacandida

Carmela è una donna lucana, che vive a Ripacandida fin da quando è venuta al mondo, 51 anni fa. Risiede in una piccola casa a piano terra, larga qualche decina di metri quadri, nel centro storico del paese, fatto di vicoli stretti e scalinate, dove la vita pullula ancora come nei decenni passati e non c’è aria di desolazione e abbandono, come spesso è facile notare nei borghi della nostra regione.

Carmela è vedova dal 2008 e ha tre figli, la più grande delle quali è sposata. Gli altri due vivono con lei e dopo aver terminato le scuole superiori non sono ancora riusciti a trovare un lavoro. Neanche Carmela ha un lavoro, a parte le giornate (circa 78 all’anno) in cui presta servizio alla Comunità Montana del Vulture come operaia forestale, per le quali le vengono retribuiti poco meno di cinquemila euro. A questi vanno aggiunti duemila euro che riceve come sussidio di disoccupazione.

Con meno di settemila euro all’anno Carmela deve mandare avanti la sua famiglia, tra le tante bollette e le spese quotidiane. “Non è facile andare avanti – dice Carmela – a volte non ci sono i soldi neanche per comprare da mangiare. E la cosa più difficile è dover dire quasi sempre di no ai figli, che sono giovani e non dovrebbero fare sacrifici in continuazione. Per fortuna mia madre, scomparsa tre anni fa, mi ha lasciato una piccola casetta e negli ultimi tempi ho potuto risparmiare almeno i soldi che pagavo per l’affitto.”

Eppure la sua famiglia non è considerata abbastanza indigente dal Comune, che ha negato l’accesso al corso di cittadinanza sociale al figlio di Carmela, in quanto proprietario di un’automobile, considerata simbolo di agiatezza, quando invece rappresenta un’onerosa necessità, viste anche le difficoltà della donna nel camminare.

Nonostante ciò Carmela non protesta e non si lamenta, ma con dignità prosegue la sua vita, tra privazioni e rinunce, ma sempre a testa alta. E spesso accoglie nella propria casa, offrendo loro un pasto caldo, qualche vicino di casa, che si trova in una condizione di povertà simile, se non peggiore, rispetto alla sua. È la solidarietà che aiuta ad affrontare meglio le difficoltà, un aiuto e allo stesso tempo un conforto reciproco.

Tuttavia Carmela, pur non esprimendo a voce alta il proprio disagio, vorrebbe che un sostegno economico arrivasse dalle istituzioni, ma in fondo la rassegnazione ha ormai avuto il sopravvento su di lei, perché sa che chi potrebbe aiutarla “non ha coscienza”.

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