The Weeknd - Blinding lights
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Le 80 canzoni che hanno segnato la mia quarantena

Durante la passata quarantena, dalla quale proprio oggi usciamo formalmente, sono tornato ad apprezzare il potere terapeutico della musica, che è stata di cruciale importanza per allontanare l’angoscia costante che bussava alla porta, chiusa, di casa. Complice il maggior tempo libero a disposizione, ho avuto modo di ascoltare con assiduità i miei artisti preferiti e di scoprirne di nuovi. Anche la radio si è dimostrata una compagnia preziosa, confermandosi come un mezzo di intrattenimento e di informazione intramontabile. Facendo da sottofondo soprattutto alle mie mattinate, mi ha permesso di conoscere canzoni pop che probabilmente in altre circostanze non sarebbero arrivate al mio orecchio. Sono comunque rimasto fedele ai miei generi preferiti, grazie agli incessanti ascolti su Spotify durante la giornata.

Per lasciare una traccia scritta di quella che è stata la mia quarantena dal punto di vista musicale, voglio riepilogare le canzoni che mi hanno accompagnato nei due mesi trascorsi in isolamento fisico dal mondo esterno, concentrandomi in particolare sulle uscite recenti. Tutti i brani che citerò sono raccolti anche in una playlist che ho creato su Youtube.

Nei primi giorni di lockdown, a inizio marzo, inevitabilmente si è sentita l’onda lunga di Sanremo, che quest’anno ha lasciato in eredità un buon numero di belle canzoni, che hanno continuato a girare in radio per diverse settimane. Le mie preferite sono state “Andromeda” di Elodie, “Tikibombom” di Levante, “Carioca” di Raphael Gualazzi, “Ho amato tutto” di Tosca, “Tsunami” degli Eugenio In Via Di Gioia, “Vai bene così” di Leo Gassmann. Ho ascoltato con piacere anche “Ringo Starr” dei Pinguini Tattici Nucleari, “Fai rumore” del vincitore Diodato, “Dov’è” de Le Vibrazioni, “Il confronto” di Marco Masini, “Eden” di Rancore feat. Dardust e “Per sentirmi vivo” di Fasma. A furia di sentirla, anche “Sincero” di Bugo e Morgan, nella sua versione non ritoccata, mi è diventata gradevole, mentre ai primi ascolti festivalieri non mi aveva colpito.

Altri brani italiani che ho apprezzato, tra quelli usciti nei primi mesi di quest’anno, sono stati “Cose dell’altro mondo” di Dente, “Boogieman” di Ghali feat. Salmo, “In un certo qual modo” di Ghemon e poi artisti un po’ dimenticati dal pubblico, come Marina Rei con “Per essere felici” e Paolo Benvegnù con “Pietre”, o quasi del tutto sconosciuti come Missincat (cantautrice italiana di stanza a Berlino) con “Bisogno di te”.

Dalle mie stazioni preferite, Radio Deejay e Radio 2, sono uscite spesso le note di “Underdog” di Alicia Keys, tornata a livelli eccellenti dopo qualche anno di appannamento, “Adore you” di Harry Styles, “Intentions” di Justin Bieber feat. Quavo, “Stop this flame” della promessa Celeste, “Say so” di Doja Cat e “The other side” di SZA feat. Justin Timberlake. Restando all’r&b, Drake si è fatto notare con il singolo “Toosie slide” e per la collaborazione con il suo pupillo PartyNextDoor nel brano “Loyal”.

Sono stato, poi, travolto dal ritorno prepotente di certe sonorità elettroniche anni 80, capaci di evocare anche delle reminiscenze cinematografiche. Sto parlando di pezzi come “Physical” di Dua Lipa, “Attack of panic” di Aly & AJ, “Spaceship” del gruppo tedesco Cosby, “Spotlight” di Jessie Ware, “Who I Am” di Melanie C, “Lost in yesterday” dei Tame Impala, “Horizon’s glow” dei greci Keep Shelly In Athens. Nel novero va incluso anche il brano “People, I’ve been sad” di Christine and the Queens, artista molto famosa in Francia. Ma chi mi conosce bene sa che la canzone che più ho amato è stata “Blinding lights” di The Weeknd, perfetta nel suo essere così vintage, ma al tempo stesso nel rappresentare una ventata di aria fresca in un panorama alquanto omologato. Lo stesso The Weeknd ha sfornato un altro singolo dalle caratteristiche simili, “In your eyes”, che ho apprezzato quasi alla stessa maniera.

Rimanendo nelle melodie elettroniche, il genere musicale che preferisco, il synthpop, negli scorsi mesi ha saputo regalare delle perle come “In the dark” dei Vök, “Risk it” di Austra, “Escape” di Desire, “When will I belong” di Geographer, “Calling” degli Hundreds, “Steady” dei Poliça, “Womxn” di Låpsley, “After you” di Polly Scattergood, “Something comforting” di Porter Robinson, “Floods” di Phaeleh feat. Amy Kirkpatrick. Senza dimenticare l’atteso ritorno di uno dei gruppi che più ho amato negli ultimi anni, il duo Purity Ring, con il fortissimo singolo “Stardew”, primo estratto dal loro nuovo album.

Per quanto riguarda la musica dance, sono rimasto fedele al liquid funk e alla sua regina Veela, che ha fatto uscire diversi singoli interessanti, tra cui “I dare” con Auf Alice Im Wunderland, “Escape with you” con Kooma e “Going up” con E V O. Da segnalare anche “Company” di Maduk feat. Juul e “Down the drain” di Minos & Messiah. Tra i brani più commerciali, spazio a Topic & A7S con “Breaking Me” e al brano “Astronomia” di Vicetone feat. Tony Igy, tormentone di questa quarantena, pur essendo uscito nel 2016, per aver fatto da sottofondo al video virale dei necrofori ballerini. Tony Igy ha approfittato dell’improvvisa notorietà per far uscire un altro brano niente male dal titolo “Happy land”. “We come from Napoli” ha visto la collaborazione di Liberato con Gaika e con 3D dei Massive Attack, dal sound inconfondibile.

Tra i miei ascolti non potevano mancare artisti provenienti dai paesi scandinavi. Si sono fatti notare la norvegese Aurora con la versione solista del brano “Into the unknown”, tratto dal secondo capitolo di Frozen, la svedese Frida Sundemo con “Anything”, i norvegesi Röyksopp, che hanno fatto uscire la canzone “Were you ever wanted” con la voce della svedese Lykke Li, l’altra a svedese Tove Lo con la cover “I’m coming” e, ancora dalla Norvegia, la meravigliosa Susanne Sundfør, con il brano “When the Lord”, dalla colonna sonora del toccante documentario “Self portrait” sulla storia di Lene Marie Fossen.

Segnalo anche qualche gruppo indie e folk-rock, come gli Smith & Thell, che hanno lanciato “Goliath”, e la band australiana DMA’s, uscita con il brano “Life is a game of changing”. Ho molto gradito il ritorno dei Travis con “Kissing in the wind”, degli Editors con “Upside down” e dei Mumford & Sons con “Blind leading the blind”. E ancora la band Tennis con “Need your love”, The Killers con “Caution”, The Strokes con “Bad decisions” e il trio di sorelle Haim con “The steps”. Una felice sorpresa è stata anche riascoltare Vanessa Carlton con il brano “The only way to love”.

La neo-mamma Grimes, compagna di Elon Musk, ha proposto un bel pezzo, diverso dai suoi standard, intitolato “Delete forever”. Tra i piacevoli ricordi del lockdown mi rimarrà anche la canzone “The best” degli americani Awolnation, molto bella pure nella versione con Alice Merton. Delicato e raffinato come sempre Dan Croll con il brano “Grand plan”. Chiudo con qualche altro nome di nicchia, ma molto interessante, che vi invito a recuperare: i Kllo con “Still here”, Holly Drummond con “Victims of love”, Jacob Bellens con “Summer sadness”, Kleerup feat. Ana Diaz con “Trouble” e i Delac con “Long gone”.

Sperando che possiate trarre spunto da questo lungo elenco di nomi e titoli per fare qualche bella scoperta, chiedo anche a voi cosa avete ascoltato durante la quarantena, se siete andati sul sicuro con i classici che hanno fatto la storia o come me vi siete buttati prevalentemente sulla musica nuova. Fatemelo sapere nei commenti.

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