Tanti auguri, mito Zoff!

Raggiunge quest’anno il traguardo dei 70 anni quello che senza dubbio è da considerarsi assieme a Gigi Buffon il più grande portiere italiano (e juventino) di tutti i tempi: Dino Zoff. Ed è recente un’altra importante ricorrenza, festeggiata lo scorso settembre in occasione dei 50 anni dal suo debutto in serie A, che avvenne nel 1961 nelle file dell’Udinese, alla giovane età di 19 anni. Già allora le sue grandi doti erano evidenti, tanto che la stagione successiva ottenne il posto da titolare in serie B. Ma ci vollero altri dieci anni, passati tra Mantova e Napoli, prima di arrivare a difendere la porta della Juventus. Era l’estate del 1972 e Dino aveva ormai trent’anni, un’età non troppo avanzata per un portiere. E infatti la sua carriera durò ancora molto a lungo. Rimase tra i pali per altre 11 stagioni, senza saltare mai una partita di campionato. Furono anni ricchi di successi e soddisfazioni: sei titoli di campione d’Italia, due Coppe Italia e una Coppa Uefa. A cui si deve aggiungere il successo ottenuto nel mondiale di Spagna ’82 da capitano della nazionale italiana.

La sua attività da calciatore, tuttavia, si concluse tristemente, per la mancata conquista nel 1983 della Coppa dei Campioni, unico grande trofeo a mancargli. Con una squadra formidabile, composta da molti campioni del mondo e dagli “stranieri” Boniek e Platini, la Juve era considerata la grande favorita per la finale di Atene, ma a sorpresa venne sconfitta dai tedeschi dell’Amburgo. Fu un addio al calcio con l’amaro in bocca.

Appesi gli scarpini al chiodo, accettò di allenare i portieri della Juve, ma dopo soli due anni si dimise, poiché il ruolo gli stava stretto. Assunse allora la guida della nazionale olimpica, che si qualificò imbattuta per i Giochi di Seul ‘88. Tuttavia non partì mai per la Corea, avendo accettato nel frattempo di tornare alla Juve, questa volta come allenatore, chiamato da Boniperti per sostituire Marchesi. Un quarto e un terzo posto in campionato e la conquista di Coppa Italia e Coppa Uefa non gli bastarono per meritarsi la riconferma. Il “lungimirante” Montezemolo aveva già deciso di affidare la Juve alle mani sapienti o presunte tali di Gigi Maifredi. “Non mi sono mai aspettato niente da nessuno”, fu il commento gelido di Zoff prima di trasferirsi alla Lazio.

Da quel momento le strade di Dino e della Juventus non si sono più incrociate. L’ex portiere ha proseguito la sua carriera da allenatore per diversi anni alla Lazio (di cui è stato anche presidente), poi alla guida della nazionale nel biennio 1998/2000 e nel 2005 alla Fiorentina, che prese in mano a gennaio e condusse alla salvezza. Eppure un avvicinamento ci fu nel gennaio del 2010, quando qualcuno ipotizzò un suo ritorno a Torino come “traghettatore” della squadra sino a fine stagione, per sostituire sulla panchina il disastroso Ciro Ferrara. Ma, a parte le voci, non ci furono contatti concreti. La società di allora aveva le idee molto confuse e alla fine optò per Zaccheroni.

In diverse interviste rilasciate negli ultimi anni, Zoff ha dichiarato di considerarsi un allenatore d’altri tempi, diverso da quelli che finiscono sui giornali e in televisione a parlare di rivoluzioni tattiche e di calcio del futuro. “Oggi si preferisce dare credito a chi racconta di aver inventato il calcio. A me non va di raccontare certe storie, anche perché non ci credo”. Forse il ruolo più giusto per lui sarebbe all’interno della Federazione Italiana, se si considera ciò che rappresenta, anche all’estero, per il calcio italiano. Invece duole constatare che, a differenza dei proclami di cambiamento che vengono portati avanti dal 2006, sono sempre i soliti nomi ad occupare i posti di prestigio ai vertici del calcio italiano, togliendo spazio a chi davvero lo meriterebbe e che farebbe il bene di chi ama questo sport. Così a Zoff non resta che godersi la pensione, mantenendosi in forma con tennis e nuoto alla mattina e trascorrendo i pomeriggi con i due nipotini.

Pubblicato su: Zeb, n. 3.3/3.4 – winter/spring 2012, pag. 12

Rispondi