S. Maria di Orsoleo: la porta della Val d’Agri

La Valle dell’Agri, nell’area meridionale della Basilicata, è dominata da un monumentale complesso monastico collocato nel territorio di Sant’Arcangelo: il convento di S. Maria di Orsoleo, da secoli luogo di culto e meta di pellegrinaggio per i fedeli dei paesi circostanti. Nel santuario è custodita una statua lignea, databile al XIII secolo, raffigurante la Madonna seduta in trono, con il Bambino Gesù tra le ginocchia, in atteggiamento da Kyriotissa (detta anche Madonna stante), con un abito in cartapesta del XVIII secolo. Il nome Orsoleo, secondo recenti studi del Prof. Luigi Branco, sarebbe di origine greco-bizantina e andrebbe tradotto con l’espressione “guardiana del popolo”, epiteto volto ad indicare la funzione protettrice della Madonna.

Il monastero fu eretto nel 1474 da Eligio II della Marra, Principe di Stigliano e Conte di Aliano, su un’antica chiesa di cui egli deteneva il diritto di patronato, dopo averne ottenuto il consenso dal vescovo di Anglona-Tursi. La chiesa, inglobata nella costruzione, secondo un documento del 1192, era stata fatta innalzare in onore della Madonna da due fratelli di Sant’Arcangelo, Daniele e Zaccaria, su una grotta servita in passato come luogo di culto per eremiti e monaci bizantini. Dopo averlo costruito, Eligio II donò il convento ai Francescani dell’Ordine dei Minori Osservanti.

Successivamente la struttura venne ampliata e adornata con decorazioni, stucchi e affreschi, commissionati dal nipote di Eligio II, Antonio I Carafa della Marra. Gli interventi di natura pittorica più rilevanti furono eseguiti da Giovanni Todisco di Abriola, che nel 1545 realizzò un ciclo di affreschi. Vi erano narrati episodi dell’Antico Testamento, della vita di Cristo e della Vergine, oltre a storie di San Francesco, Santi e Sante dell’ordine francescano, il Trionfo della Morte e quello della Fede. Nel 1973, tuttavia, essi furono staccati e depositati in alcuni ambienti del Municipio di Sant’Arcangelo.

La struttura architettonica del convento è costituita da diversi corpi di fabbrica, che si sviluppano su 2.300 mq attorno a due chiostri, di cui il più piccolo è coevo alla fondazione, mentre il più grande risale al XVII secolo. La chiesa annessa è ad un’unica navata, terminante in un coro decentrato coperto da una cupola. All’interno sono conservati un altare in marmo policromo del 1779, un coro ligneo intagliato del 1614 e tele di fine ‘500/inizio ‘600 realizzate da Pietro Antonio Ferro e Antonio Stabile. Pregevole è il soffitto a cassettoni in legno policromato, risalente al XVIII secolo.

La costruzione del complesso monastico è avvolta da una leggenda, riproposta in un quadro del pittore Michelangelo Scardaccione, purtroppo trafugato nel 1969. Esso raffigurava Eligio II della Marra a cavallo di un destriero e con una lancia in pugno, pronto ad affrontare il drago che si aggirava nella zona. Si narra che la Madonna di Orsoleo apparve al principe, infondendogli il coraggio necessario per sconfiggere il drago, ed egli, in segno di ringraziamento, fece edificare il convento.

Nel 1866 le leggi eversive post unitarie portarono alla chiusura dell’imponente complesso, che, dopo vari passaggi di proprietà, nel 1987 fu acquistato dalla Regione Basilicata, la quale negli anni successivi fece eseguire importanti lavori di restauro e recupero storico. Nonostante il lungo periodo di ristrutturazione, è rimasta, però, sempre viva la tradizione del pellegrinaggio al santuario l’8 settembre di ogni anno.

Pubblicato su: In Arte, anno VI – num. 11/12 – novembre/dicembre 2010, pagg. 10-11

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