Roberto Jonata, una musica che trascina in volo

È una musica evocativa e sognante quella di Roberto Jonata, giovane compositore vicentino ascrivibile nel filone del minimalismo, corrente musicale diffusasi negli Stati Uniti e poi in Europa a partire dagli anni Sessanta, che vede come autori di spicco Philip Glass, Steve Reich, John Adams, Michael Nyman, Wim Mertens, Alva Noto e in Italia Ludovico Einaudi e Stefano Ianne.

Delle modalità estetico-espressive minimaliste Jonata riprende la struttura essenziale, basata sulla ripetizione di cellule musicali brevi e semplici e sull’utilizzo di figure ritmiche immediate. Egli, tuttavia, conferisce agli stilemi del minimalismo una connotazione melodica e romantica, che lo avvicina in talune occasioni al pop e rende i suoi componimenti più facilmente accessibili anche a chi non ha una frequentazione quotidiana con la musica contemporanea di matrice colta.

Musicista eclettico e fruitore appassionato di ogni genere di musica, Jonata svolge da oltre un decennio un’intensa attività concertistica, avendo all’attivo, inoltre, quattro album in studio, pubblicati tra il 2001 e il 2008. Importante anche la sua partecipazione come ospite all’interno di produzioni discografiche di altri artisti, tra i quali Luca Bassanese, Bruno Conte e Massimo De Ciechi. Tra le collaborazioni concertistiche risaltano quelle con Antonella Ruggiero, Patrizia Laquidara, Giò Di Tonno, Patrizio Baù, la Original Kocani Orkestar e ancora una volta Luca Bassanese.

Lo stile compositivo di Jonata evidenzia contaminazioni derivate, oltre che dalla minimal music, anche dall’influenza degli studi classici e dalla tradizione della soundtrack. Si cimenta spesso, infatti, in riletture in chiave moderna di grandi opere del passato, come pure nella riproposizione di brani di colonne sonore in qualche modo affini alla propria sensibilità. L’interesse per la musica da film lo ha portato a partecipare nel 2005 al “Mario Nascimbene Award”, competizione tra commenti musicali inediti per sequenze da film, e al consorso “All’ultimo soundtrack”, promosso nel 2006 dalla Puglia Film Commision. È inoltre uno dei componenti del Kairòs Quartet, che si esibisce proponendo composizioni che hanno fatto da sfondo alle grandi opere cinematografiche degli ultimi anni.

Fonte di ispirazione creativa per Jonata è la vita di tutti i giorni, le cui esperienze egli cerca di tradurre in melodia, con un’attenzione particolare al tema dell’amore. Il suo intento espressivo è connesso anche con la realtà sociale contemporanea, che lo porta spesso a toccare temi d’impegno civile quali l’immigrazione, la povertà o la fame nel mondo. Ne è un esempio la composizione Passaggio al confine, dedicata ai popoli migranti, che vede la partecipazione come voce narrante del famoso giornalista e scrittore Gian Antonio Stella.

L’album del 2008 Piano solo è rappresentativo del percorso artistico compiuto negli anni successivi all’uscita dal conservatorio, poiché racchiude al suo interno, in un racconto poliedrico, brani già pubblicati nei dischi precedenti, composizioni inedite ed esecuzioni di musiche da film. Filo conduttore del disco è l’emozione che Jonata riesce ad infondere alla propria musica, toccando a volte le corde della pura dolcezza, a volte quelle di una delicata malinconia.

La carica emotiva dei suoi brani parte da viaggi interiori ed è capace di portare in luoghi distanti, in un lungo e infinito volo – Il volo è il titolo del suo brano più importante – verso l’orizzonte. È quasi impossibile non farsi trascinare dall’atmosfera magica creata dalle note del pianoforte di Roberto Jonata, soprattutto assistendo ai suoi concerti dal vivo, in cui traspaiono il vibrante trasporto con cui esegue la sua musica e l’intenso rapporto che ha con il proprio strumento. Sensazioni che giungono dritte all’ascoltatore in brividi ed emozioni.

Pubblicato su: In Arte, anno VI – num. 10 – ottobre 2010, pagg. 26-27

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