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Pino Nardelli: dalla natura alla città

La pittura di Pino Nardelli (Brindisi, 1953) nasce dal colore e si nutre di esso. Le sue tele sono dominate dai toni primari del giallo, del rosso e del blu, che scandiscono gli spazi della superficie pittorica con risultati sempre nuovi. Macchie cromatiche danno forma ad immagini e figure, non indugiando sui dettagli, ma arrivando parimenti all’occhio dell’osservatore in maniera chiara e distinguibile.

Paesaggi e panorami, quelli della sua terra e del suo mare, assieme a paesi scorti da lontano, tipici della pittura contemporanea italiana, sono tra i soggetti preferiti. Catturati sotto svariati effetti di luce, con modalità che spesso ricordano l’acquerello, primo strumento espressivo di Nardelli ad inizio carriera, trasmettono un senso di pace che sta nella delicatezza del tocco e degli accostamenti cromatici. Mancano nei suoi dipinti impeto e matericità e il gesto, anche quando si fa più spontaneo, rimane sempre studiato e misurato. Perfino le frequenti colature di colore sono equilibrate da una certa geometricità di fondo, che tiene in piedi la composizione tra piani sfalsati e campiture ben distinte.

Il controllo gestuale si perde del tutto nei lavori informali, forse più marginali all’interno della sua produzione, che sono la manifestazione di situazioni interiori alla mente dell’artista, nate da stimoli esterni incessantemente captati ed elaborati. Qui la tecnica mista, preferita all’abituale olio, si esprime con forza nell’intersecare linee, fasci e segni, accompagnati talvolta dall’inserimento di numeri o lettere.

L’attenzione ai particolari, assente nella descrizione della natura, compare invece quando il pennello si sofferma sulla figura femminile, la più degna di essere analizzata e scrutata. Dalle linee del viso, delle labbra, degli occhi, l’artista cerca di percepire quello che la donna racchiude dentro sé, nel profondo dell’anima.

Sono invece nascosti i volti delle figure che popolano molte delle opere più recenti: personaggi ritratti di spalle o coperti da ombrelli mentre camminano all’interno di ambienti cittadini pervasi di pioggia e di riflessi. Disegnati soltanto di nero, come ombre tutte uguali, sono uomini d’affari immersi nei propri pensieri, indifferenti sia allo sfarzo delle vetrine d’avanti alle quali passano sia alla malinconia che il tempo piovoso porta con sé, fortemente richiamata nelle tonalità adoperate.

La città è protagonista anche di altri dipinti, in cui Nardelli focalizza l’attenzione su scorci di strade notturne costellate di luci e bagliori veloci, arrivando ad avvicinare i suoi esiti più informali sotto l’aspetto puramente visivo. Anche qui, ancora una volta, si denota la volontà di sperimentazione e di perfezionamento delle tecniche, sempre cogliendo ispirazione dalla realtà, sia essa rappresentata dalle campagne o dai litorali pugliesi sia da ambienti urbani non precisamente definiti che si specchiano su se stessi invitando alla riflessione.

Pubblicato su: In Arte, anno XI – num. 71, pagg. 16-17

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