Paulo Sousa: la classe seduta in panchina

paulo_sousa_videotonHa i capelli ingrigiti e meno lunghi, ma l’eleganza e il portamento sono ancora gli stessi di quando calcava i campi da gioco. Anche la passione per il calcio, l’entusiasmo e l’ambizione di raggiungere grandi risultati sono rimasti esattamente quelli di un tempo, ora che Paulo Sousa ha intrapreso la carriera da allenatore.
Alla Juventus ha giocato soltanto due anni, ma ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria dei tifosi bianconeri. Indimenticabili sono le sue movenze a centrocampo nella primissima Juve lippiana, di cui era il cuore pulsante, grazie alla capacità di recuperare palloni e smistarli ai compagni con rilanci immediati e precisi.

Da incorniciare la sua prima stagione a Torino (1994/95), caratterizzata da una continuità di rendimento impressionante. Il portoghese gioca 26 partite, risultando uno degli artefici massimi della conquista del primo scudetto bianconero degli anni Novanta. Brillanti sono anche le sue prestazioni nella sfortunata galoppata in Coppa Uefa, persa nella doppia finale contro il Parma, e lungo il cammino della Coppa Italia, vinta battendo nuovamente la compagine emiliana.

Dopo una stagione a così alto livello, nel 1995/96 Paulo gioca, se possibile, ancora meglio, riuscendo a mettere la sua firma sulla conquista della Champions League. Dopo il trionfo di Roma, il portoghese lascia però Torino, con 79 partite all’attivo. La nuova filosofia societaria del vendere i giocatori migliori per monetizzare non risparmia nessuno. Così Sousa passa al Borussia Dortmund, sostituito dall’allora sconosciuto Zinedine Zidane.

Da questo momento la sua carriera diventa un susseguirsi di infortuni e di trasferimenti. Già in Germania la sfortuna lo costringe a saltare quasi tutta la stagione, che però si chiude con la grande soddisfazione di una nuova Champions League, vinta in finale proprio contro la sua ex squadra. Negli anni successivi gioca all’Inter, al Parma, al Panathinaikos e all’Espanyol, ma i picchi toccati a Torino restano purtroppo solo un ricordo. Nel 2002 lascia così il calcio, ad appena trentadue anni.

Dopo qualche tempo lontano dal calcio, inizia a collaborare con la nazionale portoghese, partendo dalla under 16 per arrivare a fare il vice di Carlos Queiroz nella nazionale maggiore. Gli manca, però, un coinvolgimento quotidiano con la squadra, perciò non si lascia sfuggire l’occasione che gli capita nel novembre del 2008 di allenare il Queens Park Rangers. L’avventura però finisce dopo appena cinque mesi, per problemi con il presidente Flavio Briatore. Per la stagione 2009/10 è sulla panchina dello Swansea City, che porta al miglior risultato in 27 anni. Nell’estate del 2010 passa al Leicester City, ma ad ottobre viene esonerato a causa degli scarsi risultati ottenuti (una sola vittoria in nove partite).

Nel maggio del 2011 firma un triennale con il Videoton, club campione d’Ungheria. La prima stagione porta la squadra al secondo posto in classifica, ma il risultato più straordinario è la qualificazione alla fase a gironi della Europa League, dopo aver superato nei preliminari Slovan Bratislava (Slovacchia), Gent (Belgio) e Trabzonspor (Turchia). La partita decisiva viene giocata nel giorno del suo quarantaduesimo compleanno: al minuto 42 tutto il pubblico canta il suo nome e sugli spalti viene esposto uno striscione di auguri. Memorabili sono le successive vittorie nel girone contro lo Sporting Lisbona (3-0) e il Basilea (2-1).

L’8 gennaio 2013, però, la squadra ungherese annuncia le avvenute dimissioni del proprio allenatore, a causa di motivi familiari non meglio precisati. Il giorno successivo, in un messaggio sul proprio sito, Paulo Sousa ringrazia società, squadra e tifosi per gli splendidi 18 mesi trascorsi insieme.

Pubblicato su: Zeb, n. 4.3/4.4 – winter/spring 2013

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