Lauria: il saccheggio e la rinascita

Il destino di Lauria, paese della Basilicata aggrappato alle prime pendici dell’alto massiccio del Monte Sirino e affacciato sulla valle del fiume Noce, è stato segnato da un tragico evento che ha compromesso il suo roseo futuro, ha cancellato parte del suo passato e ha danneggiato il suo importante patrimonio artistico. L’evento funesto di cui parliamo è il famoso “massacro di Lauria”, avvenuto nel 1806 in seguito ad un focolaio di resistenza filoborbonica all’avanzata dei Francesi in Italia, soppresso brutalmente dalle truppe napoleoniche guidate dal Generale Massena, che penetrarono nell’abitato e lo saccheggiarono tra il 7 e l’ 8 agosto.

Tralasciando le centinaia di morti che vi furono tra la popolazione, molte furono le devastazioni provocate dal saccheggio dei soldati napoleonici, come la distruzione di edifici sacri e palazzi istituzionali. L’antico castello medievale detto “di Ruggiero”, fino ad allora rocca salda e impenetrabile, fu fortemente danneggiato a colpi di cannone, mentre la chiesa madre di San Nicola venne in gran parte distrutta in un incendio. Anche il santuario dell’Assunta, adiacente al castello ed eretto sul sito di una laura basiliana sulla prominente collina dell’Armo, subì gravi devastazioni. Rilevante, inoltre, la perdita dell’archivio cittadino, fatto che non ci permette di avere notizie di Lauria provenienti da fonti scritte antecedenti al X secolo, nonostante appaia improbabile che la sua area, attraversata dalla romana Via Popilia, sia rimasta in precedenza disabitata.

Lauria seppe, tuttavia, risorgere dalle proprie ceneri e tornare a nuova vita. Ricco rimane, perciò, il patrimonio artistico conservato, in particolare, nelle tante chiese che costellano i due grandi rioni in cui è suddiviso il centro abitato: quello superiore, tradizionalmente denominato “Castello”, e quello inferiore, chiamato altrimenti “Borgo”, separati dall’antico quartiere Ravita.

Il convento dei Frati Minori Cappuccini, intitolato a S. Antonio, custodisce un polittico su tela attribuito ad Ippolito Borghese, pittore umbro attivo nel meridione d’Italia dalla fine del XVI sec., oltre a un dipinto raffigurante il Beato Angelo d’Agri, una scultura in legno di S. Francesco d’Assisi e l’altare maggiore in marmo policromo, tutti risalenti al XIX sec. Di notevole interesse è il lavabo in pietra locale del 1640.

La chiesa parrocchiale del rione inferiore, dedicata a S. Giacomo, conserva opere di varie epoche, tra cui un pregevole coro ligneo del 1554, opera di maestranze meridionali, due sculture in legno databili alla fine del ‘700 e diversi dipinti su tela rappresentanti la Madonna col Bambino, l’Incoronazione di Maria Vergine, l’Ultima Cena e il Cristo inchiodato sulla Croce.

La chiesa di S. Nicola, ricostruita in seguito al saccheggio delle truppe francesi, attualmente presenta una pianta longitudinale a croce latina. Sulla facciata principale vi sono tre portali in pietra calcarea datati 1894. Svetta imponente sull’edificio la torre campanaria. All’interno della chiesa, la volta della navata centrale è dipinta a tempera con immagini raffiguranti S. Nicola, l’Ultima Cena e la Madonna con il Bambino, opere del pittore lucano Pasquale Iannotta.

Degni di nota sono, infine, la Chiesa del Purgatorio e il cinquecentesco convento dell’Immacolata, con un campanile trecentesco di ottima fattura.

Pubblicato su: In Arte, anno VI – num. 8/9 – agosto/settembre 2010, pagg. 10-11

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