La forza delle parole di Caparezza

Caparezza non è propriamente un cantante. Non si può dire che la vocalità sia il suo punto di forza, soprattutto a causa della sua voce nasale, a molti indigesta. Non è propriamente neanche un rapper. Pur utilizzando il rap come mezzo d’espressione, non lo fa su basi hip-hop, ma su melodie suonate da veri musicisti, che gli permettono di spaziare in una molteplicità di generi. Non può essere definito propriamente neanche un cantautore, nonostante affronti quasi sempre temi sociali e politici. È, dunque, un artista sui generis, con uno stile atipico, se non unico, nel panorama italiano. E’ indubbiamente, inoltre, un paroliere di rara bravura, la cui abilità linguistica e compositiva appare evidente.

Caparezza riesce a mettere insieme le parole in modo sorprendente e originale, caricando di significato ogni frase, ogni verso. Le sue armi principali sono l’ironia e la satira, la sua nemica dichiarata è la retorica. Attraverso le sue canzoni pratica l’esercizio della critica verso ogni aspetto a suo parere incongruente e dissonante della realtà, giungendo fino all’invettiva sociale e alla parodia politica. Dai suoi brani emergono il gusto per il surreale e per il dissacrante, la sua volontà di essere sempre irriverente e goliardico. L’enorme mole di pensieri partoriti dalla testa tricotica di Caparezza rende i suoi testi complessi e pregni, tanto da potersi soffermare a riflettere su ogni singola delle parole scelte, attinte dai più vari registri linguistici. Da decifrare sono anche i sofisticati giochi di parole di cui fa ampio utilizzo, che si affiancano agli altrettanto frequenti giochi metrici.

Ogni canzone di Caparezza contiene, inoltre, una quantità infinita di figure retoriche: dalle antifrasi agli enjambement, dalle allitterazioni alla grande quantità di metafore e similitudini, che accostano e paragonano immagini e concetti in maniera ardita e spiazzante, ma sempre efficace e stimolante. Il suo linguaggio è ricco, infatti, di citazioni colte mescolate senza alcuna remora a citazioni “pop” e “basse”. In questo modo ogni brano finisce per racchiudere al suo interno tutto il mondo di Caparezza, tutto il suo background culturale, dalle ascendenze più diverse. Lo stesso tipo di contaminazione contraddistingue la sua musica e lo allontana, come detto, dal rap classico.

Il particolare modo di esprimersi finora descritto viene affidato a quello che può essere definito il “personaggio” Caparezza, vero e proprio portavoce delle idee di Michele Salvemini, più che semplice pseudonimo (proprio come l’alter ego Slim Shady per il rapper americano Eminem). La situazione si complica ancora di più se pensiamo che, spesso, una singola canzone viene utilizzata per esprimere riflessioni e stati d’animo di individui (positivi o negativi che essi siano) appartenenti alla società contemporanea. L’obiettivo finale di Caparezza resta comunque uno solo: rivelare, con i suoi testi incisivi e pungenti, il proprio pensiero sulle cose, senza mai compromessi. E questo è da apprezzare anche da parte di chi non lo condivide pienamente.

Pubblicato su: In Arte, num. 3/4 – marzo/aprile 2011, pagg. 24-25

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