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Il rapidismo di Vittorio Vertone

Le opere di Vittorio Vertone, pittore lucano classe 1970, testimoniano il paesaggio più autentico della terra di Basilicata, quello amato dal proprio popolo e da chiunque abbia la fortuna di farne la scoperta. Un paesaggio fatto di scorci mozzafiato, di atmosfere mediterranee, di vedute su boschi, specchi d’acqua e fiumare, di campi di grano pregni di una luce intensa. Un territorio ancestrale, vitale, sensuale, luogo in cui la carne e la terra, i sensi e gli odori, la bellezza e il desiderio, si corteggiano da millenni.

Nel complesso substrato di riferimenti artistici di Vertone troviamo i lucani Felice Lovisco e Gerardo Cosenza, Giorgio Mattioli, Vito Natalino Giacummo, Antonio Pedretti. Dopo aver prediletto la grafica nei lavori giovanili, Vertone ha sviluppato successivamente una propria personale tecnica, che prevede l’utilizzo di colori ad olio puri, terre, sabbie, gessi, tutti mescolati ad albume d’uovo, secondo un procedimento che rimanda a Leonardo da Vinci. Questo metodo gli permette di dar vita ad una pittura materica, in cui si sedimentano strati successivi di colore.

L’arte di Vertone si configura come un naturalismo informale, che nasce da una visione emotiva della natura, da un bisogno arcano di stabilire con essa un rapporto vitale, e che produce un racconto lirico di estrema ispirazione. Fondamentale nel processo creativo è la gestualità dell’atto pittorico, inteso come espressione istintiva di memorie inconsce. Il gesto, nella sua potenza, dà spessore e massa al colore, consentendo di esprimere il rapporto con la realtà in termini di vissuto personale, pur attraverso una forma che allude al reale. La rapidità del gesto, del segno, del movimento del colore e delle sue colate trasudanti, è un veicolo di forte energia interiore, che lascia libero l’artista di gettare sulla tela i fermenti della propria vitalità. Tuttavia il colore, così vibrante di energia, non esplode sulla superficie né si limita a dare luogo ad accadimenti accidentali della materia. L’impatto visivo ed emotivo, che immediatamente connota le tele dell’artista, deriva piuttosto dalle profondità visive e dai giochi prospettici, i quali sono ottenuti per mezzo di incisioni che graffiano l’intricata materia cromatica, scoprendone gli strati sottostanti, e facendola riemergere nella sua vera natura, forte di luce. È così che l’occhio dello spettatore si perde verso spazi aperti e infiniti, ingannato dalle linee di fuga che percorrono le tele di Vertone, seguendo le veloci pennellate, e gli stessi paesaggi sembrano muoversi al proprio interno, come sfuggenti alla visione.

Pubblicato su: Rivista20, n. 3 – maggio/giugno 2013, pag. 61

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