Il favoloso mondo di L’Aura

l_auraCome Alice, correndo dietro un coniglio bianco lungo sentieri da nessun’altro percorsi, L’Aura è giunta in un luogo dove i sogni si tramutano in realtà. In quel “paese delle meraviglie” ha trovato ad accoglierla il suono di parole d’amore sparse, riecheggianti lungo le sponde di un fiume cristallino. Da quella terra perfetta, ricca di alberi e foreste, può osservare il mondo da una prospettiva diversa, immersa in un sogno che offre rifugio e conforto. In questo altrove il tempo non esiste, i suoni sono languidi, gli odori inebriano e i colori esplodono come in un acquerello.

È questa l’atmosfera magica ed eterea che si respira ascoltando le canzoni di L’Aura. A crearla contribuiscono le melodie delicate del suo fedele pianoforte, a volte risonanti come le note di un carillon, una voce che traccia leggiadre scie luminose, come le lucciole in una notte d’estate, ma soprattutto parole che sanno riempire l’aria di emozione, come il profumo di primavera. Da esse traspaiono gioia, dolcezza e romanticismo, sentimenti che pervadono quel non luogo, pensato e sognato, nascosto bene tra il ricordo e il fato.

L’Aura è dotata di un talento unico sia come cantante e musicista sia come compositrice di testi sofisticati ed eleganti, ricercati e profondi, che raggiungono picchi di genialità. Spesso sono testi che vanno interpretati, ma la forza e l’intensità delle parole risulta fin dal primo ascolto, nelle canzoni scritte in italiano come pure in quelle elaborate in inglese, lingua che sa adoperare con padronanza.

Di L’Aura, come detto, impressiona anche la voce, dolce e fatata, ma al tempo stesso potente ed energica, abile a destreggiarsi in virtuosismi che spezzano la metrica dei versi e anche la pronuncia delle parole stesse, rischiando di comprometterne la comprensione a un ascolto distratto. È una voce che, anche grazie allo stile melodico originale, incanta e affascina e che ben si adatta alla dimensione carica di suggestioni oniriche in cui ci trasportano molte delle canzoni di L’Aura.

Possiamo così immaginare di scorgerla, attraverso uno specchio, mentre giace in una realtà parallela, addormentata in un sonno ristoratore, lontana dalle piogge di nostalgia che possono abbattersi sul mondo reale. Creando questo suo mondo di illusione, che può apparire come una fragile bolla di sapone, L’Aura riesce a scacciare via eventuali malinconie e inquietudini, che possono nascere non solo a causa di esperienze personali, ma anche per la presa di coscienza delle tante sofferenze dell’umanità, di cui a volte non può fare a meno di cantare, causate dall’eterno dualismo tra il bene e il male che domina il nostro pianeta.

Tuttavia non manca mai di inserire nei suoi pezzi messaggi positivi di pace e di speranza, che contraddistinguono l’ottimismo che è riuscita con il tempo a infondere in se stessa, pur nella piena consapevolezza di quello che è la realtà e al di là delle immagini surrealiste che affiorano dalla sua musica.

Il percorso da lei compiuto, per raggiungere un proprio equilibrio interiore, cerca di indicarlo anche ai suoi ascoltatori, insistendo sul potere delle persone di autocurarsi, di trovare dentro se stessi la causa del proprio “male di vivere”, tipico della società in cui viviamo. Consiglia, perciò, di godere di quello che si ha, di cercare di stare bene con se stessi, di sognare ad occhi aperti e fantasticare, in modo da creare attorno a noi, come lei, un mondo di favola.

Pubblicato su: da In Arte, anno V – num. 1 – gennaio 2009, pagg. 28-29

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