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Francesca Asquino: in bianco e nero

Traspaiono grazia ed eleganza dai dipinti di Francesca Asquino (Melfi, 1987), rispecchiando l’essenza e la sensibilità di questa giovane artista dal tocco preciso, che con discrezione e dedizione si sta affacciando sul panorama artistico nazionale, dopo anni di attento studio accademico, costantemente accompagnato dalla volontà di misurarsi con se stessa e con il pubblico in occasione delle innumerevoli mostre a cui ha preso parte già dal 2008.

Assecondando la propria naturale e intima inclinazione, Francesca ha fissato la propria cifra stilistica nell’uso quasi esclusivo del bianco e del nero, vero e proprio segno di riconoscimento personale. Tale contrapposizione cromatica è per lei strumento per raffigurare l’ancestrale dicotomia tra luce e ombra, felicità e sofferenza, speranza e disillusione, verità e mistero. Dualismo che all’occhio dell’osservatore viene risolto sempre con il prevalere della sua componente positiva, rappresentata da un candore diafano e delicato che illumina la superficie pittorica e cattura l’attenzione con velata disinvoltura. In alcune opere il concetto del doppio è ulteriormente rafforzato dalla scomposizione del quadro, e del soggetto, in due parti, a simboleggiare un contrasto interiore di sentimenti.

Su un fondo materico bianco a volte rugoso a volte crepato, si stagliano in nero dettagli di volti o di corpi, colti con precisione e realismo, in un gioco di vuoti e pieni che dà forma alle immagini. E il pennello diventa come uno scalpello, che incide il marmo per estrarre la figura celata all’interno del blocco (la metafora risulta ancora più appropriata se si considera che Francesca è anche un’abile scultrice). L’imprimitura in gesso applicata al supporto pittorico, sia esso tela o tavola, serve a creare movimento sotto il soggetto e a dare dinamismo al quadro, fungendo anche da contrasto alla semplicità e alla essenzialità delle linee, volutamente ricercate dall’autrice allo scopo di non affollare il quadro. L’effetto ottenuto ha un che di magico, come se il dipinto d’improvviso potesse prendere vita in migliaia di farfalle bianche sul punto di spiccare il volo o di piccoli petali neri che il vento soffierà via.

La scelta dei soggetti testimonia la volontà di cogliere le emozioni più semplici dell’animo umano – le speranze, i desideri, i ricordi, le apprensioni –, che possono essere racchiuse in uno sguardo, in un sorriso, in una linea del viso. Il valore aggiunto va ricercato nella capacità di Francesca Asquino di trasmettere queste emozioni a chi osserva, sempre ammantandole di una raffinata dolcezza simile al chiarore di luna, che nel buio della notte dà risalto ad alcuni particolari e ne lascia in ombra altri. E nell’aria sembra spargersi un profumo di primavera.

Pubblicato su: Rivista20, n. 8 – marzo/aprile 2015, pag. 67

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