Didier Deschamps, due volte ex

didier_deschampsNella seconda metà degli anni ‘90 tanti sono stati i grandi campioni che hanno vestito la maglia bianconera. Stelle che risplendono nel firmamento della storia juventina grazie alla luce delle vittorie e del bel calcio. Tra i protagonisti di quell’indimenticabile periodo c’è sicuramente il francese Didier Deschamps, eroe in patria per aver guidato da capitano la nazionale transalpina alla vittoria del Mondiale del ‘98 e dell’Europeo del 2000.

Guardando alla sua carriera, pochi calciatori a livello internazionale possono dire di aver raggiunto gli stessi traguardi. Il suo talento emerge evidente fin da giovane, tanto che il suo debutto nella massima serie francese avviene a soli 17 anni con la maglia del Nantes. Quando nel ‘94 arriva alla Juventus ha 25 anni e alle spalle già tante vittorie importanti e record raggiunti. Con i Bianconeri non fa altro che arricchire la propria personale collezione di trofei, dando un fondamentale contributo ai successi della squadra di Marcello Lippi nei cinque anni in cui rimane a Torino.

Le sue caratteristiche sono l’abilità nel contrasto e nel pressing a tutto campo e uno spiccato senso tattico e della posizione che gli consente di integrarsi con qualsiasi compagno. É inoltre uno di quei giocatori poco appariscenti, ma che fanno sentire sempre il peso della loro grande generosità agonistica.

Nel ‘99, come altri suoi compagni, entra in contrasto con Lippi e questa situazione porta alle dimissioni del tecnico viareggino. L’estate successiva lascia Torino, per raggiungere gli amici Vialli e Desailly al Chelsea. L’esperienza inglese non si rivela molto fortunata e l’anno seguente passa al Valencia, ma anche qui resta soltanto una stagione, al termine della quale decide di dare l’addio al calcio giocato ad appena 32 anni.

Immediatamente intraprende la carriera di allenatore, sedendosi sulla panchina del Monaco. Dopo una prima annata molto negativa, chiusa al 15° posto in campionato, la sua squadra inizia ad ingranare, tanto da arrivare nel 2004 a sfiorare la vittoria in Champions League, persa in finale contro il Porto di Mourinho. L’estate del 2004 Deschamps è il maggiore candidato a sedere sulla panchina della Juventus del dopo Lippi, prima che ci sia l’inaspettata decisione di ingaggiare Fabio Capello. L’appuntamento, però, è solamente rimandato. Nella movimentata e triste estate del 2006, infatti, la nuova dirigenza bianconera lo chiama per guidare la Juventus in serie B.

Dopo un avvio difficoltoso, la squadra inizia a risalire posizioni in classifica e a recuperare i punti di penalizzazione, trascinata dal capitano Del Piero. Tuttavia, raggiunta la matematica promozione a due giornate dalla fine del campionato, Didier rassegna le proprie dimissioni dalla Juventus. A causare la rottura sono le divergenze con la dirigenza riguardo all’impostazione da dare al calciomercato. Decisione presa forse troppo in fretta, come ammesso successivamente dallo stesso allenatore.

Per due anni resta fermo, in attesa della chiamata giusta, che arriva nel maggio del 2009 da parte dell’Olympique Marsiglia. La prima stagione si conclude trionfalmente con la duplice vittoria della coppa di lega (primo trofeo per la società dopo 17 anni di digiuno) e del campionato francese (18 anni dopo l’ultimo successo). Seguiranno altre due coppe nazionali e due supercoppe. Come conseguenza dei tre anni di successi a Marsiglia, subito dopo gli Europei del 2012 viene chiamato alla guida della nazionale francese per sostituire Laurent Blanc, con la prospettiva di un contratto biennale.

L’avventura con i “Blues” finora non è stata troppo esaltante, a causa di qualche passo falso e un po’ di problemi in zona d’attacco. Il girone di qualificazione ai Mondiali di cui fa parte la Francia è dominato dalla Spagna, che sicuramente passerà come prima classificata. I transalpini dovranno badare a difendere il secondo posto dalle minacce della Finlandia, per poi concentrarsi sui play-off in programma il 15 e 19 novembre. In caso di qualificazione, il contratto di Deschamps sarà prolungato per altri due anni, ma il futuro dopo i Mondiali del prossimo anno dipenderà sicuramente anche dai risultati che la Francia saprà ottenere in Brasile.

Pubblicato su: Zeb, n. 5.1 – fall/winter 2013

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