Baustelle, tra male di vivere e dolce vita

I Baustelle, assurti a gruppo di culto dell’indie-rock nazionale dopo la pubblicazione nel 2000 del loro primo disco “Sussidiario illustrato della giovinezza”, con gli anni sono riusciti ad ottenere consensi presso un pubblico sempre più vasto, per poi arrivare a vincere nel 2008 la Targa Tenco – riconoscimento annuale alla migliore musica italiana d’autore – per il loro lavoro “Amen”.

Da sempre il compositore dei testi della band – che prende il nome da una parola tedesca, scelta per la musicalità della pronuncia – è il frontman Francesco Bianconi, il quale possiede un eccezionale talento poetico, che si esprime attraverso un immaginario capace di colpire per l’intensità destabilizzante. I suoi versi sono sfrontati e audaci, taglienti e spiazzanti; hanno una forza che induce alla riflessione, per la loro densità di significato e per la ricchezza di parole da cogliere.

Oltre ad essere un raffinato paroliere, Bianconi è anche un puntuale cronista del contemporaneo, in particolare della realtà giovanile dei nostri giorni. Dalle canzoni dei Baustelle emergono, infatti, storie e vicende umane di adolescenti disadattati alla vita, i quali spesso narrano in prima persona le proprie esistenze angosciose. Molto simili tra loro nel modo di porsi di fronte al mondo, sono ragazzi emotivamente fragili, che hanno rinunciato ai sogni nonostante la giovane età. Di fronte alla percezione dell’inutilità dell’universo, sono ossessionati dalla fine che li attende e dalla paura della propria immutabile condizione. Ecco perché cercano rifugio nelle pastiglie e negli stupefacenti, nella dipendenza da farmaci e droghe, citati in lungo e in largo nelle canzoni della band toscana. Ma l’aspirazione ultima, in alcuni casi raggiunta, è rappresentata dal suicidio, comoda soluzione alla vita malata.

Nell’accostamento di situazioni tragiche e lirismo, all’interno dei tanti ritratti di adolescenza torbida, sta la potenza comunicativa dei Baustelle, i quali riescono a raggiungere il pubblico anche grazie a melodie accattivanti e sature di suoni e al particolare modo di cantare, monocorde, da chansonnier malinconico, di Bianconi, spesso accompagnato dall’altra voce del gruppo Rachele Bastreghi.

Oltre a quella cupa, esiste, però un’altra faccia dei Baustelle, non meno evidente e distintiva. In molte canzoni viene fuori un “dandismo autocompiaciuto” (per usare una loro definizione) che si riflette in storie di giovinezze glamour sullo sfondo di scenari cinematografici, con personaggi che trascorrono il loro tempo tra locali alla moda, conversazioni raffinate, incontri e viaggi di piacere. Questi brani, in particolare, sono puntellati da Bianconi di riferimenti e citazioni da intellettuale tormentato e di gusto sofisticato, non a tutti facili da cogliere. Ciononostante, queste canzoni come le precedenti, riescono a catturare la sensibilità di un vasto numero di persone, per cui risulta perfetta un’altra definizione degli stessi Baustelle, che dichiarano di produrre “avanguardia di massa”, sperimentazione, ma alla portata di tutti.

Pubblicato su: In Arte, anno V – num. 8 – agosto 2009, pag. 26

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