Angelo Peruzzi, il cinghialone buono

Tutta la storia della Juventus può essere associata ai nomi di grandi portieri, capaci di lasciare una traccia importante con il loro talento e con la lunga fedeltà alla maglia bianconera. Ognuno di loro ha segnato un’epoca, partecipando alle imprese più gloriose del club: Giampiero Combi negli anni ‘30, Dino Zoff durante gli anni ‘70, Stefano Tacconi negli anni ‘80, Gianluigi Buffon dal 2001 ad oggi. A loro non può non essere accostato il nome del baluardo della porta juventina negli anni ‘90: Angelo Peruzzi.

Peruzzi trascorre a Torino ben 8 anni, dal suo arrivo nel 1991 con Trapattoni fino al 1999, quando decide di seguire Marcello Lippi all’Inter, dove rimane solamente una stagione, per poi passare alla Lazio. Qui conclude la sua carriera al termine dell’annata 2006/07. Nel 2006 lo ricordiamo tra i campioni del mondo di Germania, come terzo portiere dietro Buffon e Amelia, convocato soprattutto per la sua esperienza e per la capacità di “fare gruppo”.

Il particolare legame costruitosi nel tempo con Lippi porta il “cinghialone” (soprannome assegnatogli da Angelo Di Livio ai tempi della Juve), ad entrare nello staff della Nazionale italiana in occasione del ritorno dell’allenatore di Viareggio alla guida degli azzurri dal 2008 al 2010. Dopo il negativo mondiale in Sud Africa, ad ottobre 2010 passa all’Under 21 come vice-allenatore di Ciro Ferrara, vecchio compagno alla Juve e grande amico da sempre. La coppia pare funzionare e nell’estate del 2012 Peruzzi segue l’ex difensore napoletano alla Sampdoria, facendogli ancora una volta da vice. Purtroppo, però, per i due l’avventura finisce dopo pochi mesi, con l’esonero avvenuto a dicembre a seguito di nove sconfitte in diciassette gare di campionato.

Mentre è impegnato con la Nazionale, Angelo trova anche il tempo per dedicarsi alla politica. Infatti nel marzo del 2010 si candida alle elezioni comunali in programma nel suo paese natale, Blera, in provincia di Viterbo, dove è tornato a vivere a fine carriera agonistica. Eletto consigliere comunale con 165 voti, viene poi nominato vicesindaco, ricevendo le deleghe al turismo, all’agricoltura e, ovviamente, allo sport. L’esperienza però non si rivela all’altezza delle sue aspettative. A causa delle tante delusioni sperimentate e dei progetti non riusciti a portare a termine, a suo dire per la poca voglia da parte dei politici di cambiare lo stato delle cose, Peruzzi decide di non ricandidarsi al termine del mandato.

Attualmente Angelo è fermo, forse in attesa di ricevere una nuova chiamata insieme all’amico e collega Ferrara. Il quale nel frattempo ha trovato spazio come commentatore delle partite della domenica in una televisione nazionale, dove ogni tanto i due si ritrovano a parlare di calcio e a scambiarsi battute ironiche, come sicuramente già facevano nello spogliatoio di Torino negli anni della grande Juventus di Lippi.

Pubblicato su: Zeb, n. 5.2 – spring/summer 2014

Rispondi