La luce che domina la natura

VIto Miroballi, Cielo di Ripacandida, 2010, pastello su cartoncino, cm 90x65Sono le infinite forme della luce quelle che ci appaiono nelle opere di Vito Miroballi. I suoi pastelli raffigurano luoghi della mente, a cui si approda attraverso il ricordo, sono specchi della memoria e immagini di un mondo interiore. Pur nascendo da suggestioni scaturite dall’osservazione della natura, dalla contemplazione della terra natia, i suoi paesaggi mancano di dettagli realistici, suggeriscono più che rappresentare, poiché il loro fine ultimo non è la fedeltà descrittiva, ma l’evocatività.

La pittura velata di Miroballi si affida all’indefinito per cogliere gli effetti atmosferici del paesaggio, creando una morbida luce liquida che avvolge e si diffonde su ogni cosa. La stesura dei colori da parte dell’artista avviene con gesti leggeri, attenti e lenti, per cercare ogni volta attraverso la combinazione dei pigmenti la tonalità più adatta ad esprimere le proprie emozioni. Miroballi sa cogliere ogni sfumatura della luce grazie a variazioni minime, ma sapienti, della materia cromatica, che egli modula in riflessi e riverberi sempre nuovi.

L’estrema cura con cui Miroballi realizza le sue opere si esprime in una evidente carica emotiva, che rievoca nello spettatore immagini lontane nel tempo e rivela la forte sensibilità dell’artista. I suoi disegni sono semplici ed essenziali, ma, proprio in quanto tali, ci giungono in tutta la loro intensità, trasmessa al foglio di carta tramite un rapporto tattile diretto e perciò intimo e profondo.

Ad incombere sulla natura rappresentata da Miroballi c’è spesso un sentimento di malinconia, che l’occhio può cogliere nelle terre desolate, nelle placide distese d’acqua e nelle variazioni cromatiche del cielo che incombe su di esse. Tuttavia, tra terra e cielo, tra mare e cielo, è sempre evidente una linea di separazione, un orizzonte che prende forma da una luce lontana. È il sole crepuscolare, che emana gli ultimi timidi raggi del giorno, segnando il confine tra la malinconia e la speranza di un ritorno della luce.

Nelle opere più recenti è invece la notte a predominare, forse ancora più carica di un atavico sentimento nostalgico, racchiuso nei quattro elementi primordiali: terra, acqua, aria, fuoco. Ancora una volta, però, la speranza si manifesta, attraverso graffi nel cielo e scie luminose, bagliori improvvisi catturati mentre si compiono, nel momento stesso della loro rivelazione. È la luce della luna, che si insinua discretamente tra le nuvole, oppure il suo chiarore riflesso sulla superficie del mare. A questa luce va il compito di non lasciare mai disorientato lo sguardo dello spettatore, anzi di confortarlo e di avvicinarlo all’anima dell’artista.

Testo critico per il catalogo della mostra Vito Miroballi. Oltre il limite superato, Comune di Ripacandida, agosto 2011

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