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L’arte araba e il culto del cavallo

Dallo scorso 21 febbraio è aperta a Venosa la nuova sede della Galleria d’Arte Internazionale “Porta Coeli”, in precedenza ubicata ad Acerenza, che si presenta al pubblico suddivisa in due sezioni: una permanente dedicata all’arte sacra, una adibita alle mostre temporanee di artisti contemporanei internazionali. Gli spazi espositivi sono stati inaugurati da una collettiva (dal titolo “Shamal”) di sedici artisti arabi provenienti da nove Paesi del Medio Oriente, allestita con l’obiettivo di testimoniare come l’arte araba non abbia esclusivamente una matrice islamica, ma racchiuda al suo interno diversi generi e tematiche.

La seconda mostra proposta dalla galleria è stata dedicata al tema specifico del cavallo, animale simbolo della cultura araba, forse il più importante, e ha visto protagoniste due artiste facenti parte del gruppo di “Shamal”. Già frequentemente affrontata nelle sue opere dalla qatariota Jameela Al Shraim, la figura del cavallo è stata sondata per la prima volta dalla palestinese Rima Almozayyen. Molto diversi gli esiti pittorici ottenuti dalle due ed esposti nella bi-personale intitolata “PuroSangue”.

Le opere di Jameela Al Shraim sono dominate da una precisa geometricità e da una spiccata stilizzazione delle forme, ma ciò non le rende fredde e statiche, anzi l’artista riesce a rappresentare tutte le caratteristiche da sempre attribuite al cavallo: velocità, potenza, bellezza, maestosità, nobiltà, ma soprattutto il senso di libertà che percepiamo nel guardarlo. L’utilizzo di colori brillanti e vivi accresce la percezione del movimento delle figure, che sembrano quasi voler saltare fuori dalla tela. Anche Rima Almozayyen utilizza colori accessi, accompagnati però dal nero, che ne attenua la forza. Come in tutta la sua produzione, le opere celano significati altri, spesso di denuncia (ma anche riferimenti alla maternità o al lutto), e sono ricche dei simboli tipici della cultura araba (uno fra tutti l’ulivo), che in questo caso interagiscono con la figura del cavallo, ritratto in posizione immobile e trasfigurato in metamorfosi vegetali. Le tele, inoltre, sono arricchite da applicazioni di tessuti e da motivi decorativi ispirati a favole e miti arabi. Le due artiste trovano un saldo punto di contatto nella scelta di inserire nei loro dipinti caratteri calligrafici arabi, rifacendosi alla millenaria tradizione di quella che può considerarsi una vera e propria arte.

Grazie ad una collaborazione con il Souq Waqif Art Center di Doha, città che nel 2010 ha visto l’apertura del Mathaf, il primo museo di arte araba moderna, la mostra “PuroSangue” nel mese di maggio sarà esposta anche nella capitale del Qatar, dando il via ad un gemellaggio che porterà in futuro alla promozione in Medio Oriente di artisti italiani curati da “Porta Coeli”.

Pubblicato su: Rivista20, n. 9 – maggio/giugno 2015, pag. 67

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