Quegli anni meravigliosi a Parigi

Sarà ospitata fino al prossimo 27 marzo presso lo splendido Castel Sismondo di Rimini la mostra Parigi. Gli anni meravigliosi, allestita per indagare e rappresentare, attraverso una selezione mirata di novanta opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo, il clima artisticamente complesso e vivace della Parigi della seconda metà dell’Ottocento.

Il senso della mostra è racchiuso nel sottotitolo, Impressionismo contro Salon, in quanto vengono contrapposti e messi a confronto, senza pregiudizi, la pittura accademica classicista ospitata nel Salon (la mostra d’arte ufficiale dell’Accademia delle Belle Arti di Parigi) e i nuovi venti artistici incarnati soprattutto, ma non solo, dall’Impressionismo. Si racconta, in questo modo, l’evoluzione dell’arte a Parigi, ripercorrendo quella fantastica vicenda che ha reso la città il vero centro artistico del mondo nel XIX secolo.

L’esposizione è suddivisa in tre ampie sezioni (“Volto, corpo, figure”, “Nature sospese”, “Lo specchio della natura”), che rappresentano le tematiche fondamentali della storia dell’arte moderna: la figura umana (articolata in nudo e ritratto), la natura morta e il paesaggio. Il percorso espositivo permette al visitatore di cogliere i cambiamenti più significativi di una pittura che ha rivoluzionato i canoni dell’arte, a partire dalle prime rotture causate da Courbet negli anni Cinquanta, ai ritratti di Manet e Degas degli anni Sessanta e Settanta, fino all’esplosione del celeberrimo paesaggio impressionista, da Monet a Cézanne, da Gauguin a Van Gogh.

La suddivisione in sezioni permette di volgere lo sguardo simultaneamente sui due precisi, ma non sempre totalmente distinti, mondi pittorici, analizzando come il medesimo soggetto sia stato diversamente rappresentato dalle due “scuole”. Vengono così messi a confronto, ad esempio, la Bagnante di Bouguereau, fedele ai canoni raffaelleschi della perfezione, e le Bagnanti sulla Senna di Manet, vive e vere nella loro quotidianità, simbolo della nascita definitiva di un nuovo mondo pittorico, che per lungo tempo però si svilupperà parallelamente all’arte del Salon.

La seconda sezione affianca il principale pittore accademico di natura morta, Bonvin, ad una notissima natura morta di Bazille. O, sul tema dei fiori, Maisiat e Benner a Fantin-Latour e Renoir, a Pissarro e Gauguin. Sono presenti anche nature morte di frutta e oggetti di Manet, Renoir, Monet e Cézanne, che, pur frequentando meno il genere, non mancarono di realizzare splendidi dipinti di stampo impressionista.

Il trionfo di quella che venne definita la Nouvelle peinture si celebra, però, nella terza e ultima sezione della mostra. In questo caso lo stacco con la pittura classica di paesaggio francese del XIX secolo, soprattutto con quella della sua prima metà, risulta ampio e marcato, principalmente a causa della devozione totale degli impressionisti alla luce e al colore. Pissarro, Monet, Renoir e Sisley attuarono una vera e propria rivoluzione, dando al paesaggio un volto diverso, frutto di una nuovo modo di vedere e di “sentire” la natura.

Fu così che essi riuscirono perfino ad entrare nel Salon ufficiale, che più volte accettò di esporre le loro opere, le quali ricevevano in tal modo, se non unanimi apprezzamenti, almeno una visibilità vastissima. Soprattutto Corot e Daubigny, dalla Giuria ufficiale del Salon, spingevano affinché i rappresentanti della giovane pittura francese fossero accolti tra le alte cimase: Monet e Pissarro, Sisley e Degas, Bazille e Renoir, Cézanne e Guillaumin, Morisot e Fantin-Latour. Tutti più o meno riconducibili all’Impressionismo e tutti presenti nella mostra di Rimini, anche con opere precisamente esposte nei Salon o rifiutate nella loro partecipazione.

Pubblicato su: In Arte, anno VII – num. 1 – gennaio 2011, pagg. 22-23

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