La musica appassionata di Paolo Benvegnù

Paolo Benvegnù, ogni qual volta si esibisce dal vivo assieme al suo gruppo di eccellenti musicisti, diviene fulgido protagonista del concerto, rivelando al pubblico tutto il carisma di un autore elegante e raffinato e di un esecutore intenso ed emozionante, con una voce dalla teatralità narrativa che sa colpire dritta al cuore di chi lo ascolta.

Forse uno degli esempi attuali più autentici di musica d’autore in Italia, Benvegnù raggiunge nelle sue canzoni vette poetiche elevate e momenti di magnifica scrittura, attraverso testi sempre intimi e sentiti, ma così pienamente espressivi da insinuarsi sottopelle. Sotto la guida del proprio “ipersensibilismo”, compie un viaggio interiore che lo porta ad analizzare temi esistenziali nel tentativo di districare il groviglio del vissuto, utilizzando le sue canzoni come catarsi per un’anima da ricostruire, come pagine di un diario, che nasce riservato e finisce per scoprirsi universale. L’introspezione trova forma in liriche che racchiudono un’alta concentrazione di significati e che celano ermetismi e ambiguità, suggestioni e cripticismi, in racconti delicati di fatti interiori. L’autoanalisi, tuttavia, non porta mai all’autocommiserazione, né all’avvilimento o allo sconforto. Emergono costantemente la consapevolezza e la fiducia nel proprio pensiero, una personalità forte e capace di contrastare difficoltà e dolori.

Altrettanto a viso aperto Benvegnù sembra affrontare l’amore, le cui problematicità sviscera nei suoi ultimi dischi e in particolare nell’album “Le labbra”, del 2008. Lo fa mettendo in scena dialoghi ideali tra amanti, che, pur carichi di sensualità e carnalità, evidenziano l’esistenza di due modi opposti di concepire l’amore e le contraddizioni di un sentimento che lacera e consuma; un amore che si rivela perciò violento, fortemente tragico, a tratti claustrofobico: un gioco crudele, ma inevitabile, quasi necessario. Ogni canzone sembra, così, la descrizione di un serrato assalto di scherma a cui stiamo assistendo, un ultimo duello all’arma bianca in cui alla fine uno dei due contendenti soccomberà all’altro, cadendo per mano del nemico. Rispetto a quando tratta di altri temi, le immagini sono più crude e amare, le parole più dirette, concrete e decise, più assertive, come di chi è conscio della realtà delle cose e sa gestire con fermezza le proprie emozioni, tanto da riuscire a rintracciare anche nell’amore scampoli di serenità: gioie momentanee, ma preziose, il lato dolce della sofferenza.

Della musica di Benvegnù impressionano anche la finezza degli arrangiamenti, che gli permettono di creare atmosfere ovattate, e l’abilità nel mescolare suoni dolci di archi e pianoforte con la tensione di chitarre prettamente rock che si inseriscono nei pezzi e si innalzano lentamente su di essi. Il tutto sovrapposto alla purezza della sua poetica, in un canto a sensi spiegati, appassionato e appassionante.

Pubblicato su: In Arte, anno VI – num. 1 – gennaio 2010, pag. 14

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