festival della divulgazione 2017
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Cattiva informazione, 10 consigli per non farsi travolgere

Durante il Festival della Divulgazione 2017 ospiti e relatori si sono interrogati sui meccanismi del sistema informativo e sul tema della corretta informazione nell’era digitale, senza la presunzione di trovare delle soluzioni definitive e universali, ma proponendo riflessioni e suggerimenti rivolti ai fruitori dell’informazione on line e alla società in generale. Abbiamo provato a riassumerli in dieci punti.

1. Coltivare il senso del dubbio

Non si deve credere a qualunque affermazione in base alla fiducia che riponiamo nelle persone né dar credito a priori a quello che viene proposto ex cathedra, senza prima averlo verificato con i fatti. Tutti dovremmo imparare a diffidare, perché lo scetticismo, inteso come coltivazione del senso del dubbio, è la leva che spinge alla ricerca della verità. Solo agendo in questo modo possiamo far sì che l’informazione si trasformi in reale conoscenza.

2. Diffidare delle verità precostituite

Diffidiamo da chi ci vuole regalare una verità preconfezionata, evitando al tempo stesso la messa in discussione provocatoria e fine a se stessa di altre posizioni, solo per affermare le nostre idee. Nessuno può imporre una sua verità che sia migliore qualitativamente di quella degli altri. Il concetto di verità è talmente labile, che va usato sempre con cautela, in particolare se si parla di scienza.

3. Fare fact checking

Alla base di ogni approfondimento di una notizia o informazione deve esserci sempre la ricerca dei dati, intesi come quantificazione dei fatti. I dati esistono e spesso sono pubblici, gratuiti e facilmente reperibili (i cosiddetti open data). Non bisogna limitarsi semplicemente a credere alla notizia condivisa da un amico o al titolone del singolo giornale, ma sforzarsi di andare alla fonte. Per capire realmente come stanno le cose è necessario leggere, con un approccio quasi da giornalista, dati, numeri e statistiche, prelevandoli sempre da fonti ufficiali e non distorte.

4. Usare il metodo scientifico

Le bufale non sono un fenomeno nuovo dei nostri giorni, ma hanno una lunga storia alle spalle. Perfino nel mondo della scienza nei secoli non sono mancati ciarlatani pronti a diffondere notizie false e superstiziose per il proprio interesse. Distinguere il vero dal verosimile e dal falso a volte è complicato. Adottando il metodo della scienza, che è basato sul senso critico, più facilmente sarà possibile scovare gli imbroglioni, attraverso dati e fatti dimostrabili. Ecco perché un antidoto efficace all’esplosione della ciarlataneria sarebbe far crescere una cultura scientifica di massa.

5. Combattere le mistificazioni

L’onestà sulle fonti e sui fatti è fondamentale, in particolare su temi riguardanti la geopolitica. Internet ci ha dato la possibilità di conoscere tutto in tempo reale, mentre gli eventi accadono. Si tratta in realtà di una grande illusione, perché, attraverso narrazioni che fanno il gioco di determinati poteri, si possono dare immagini estremamente mistificate della realtà. L’informazione ha delle grosse responsabilità nel momento in cui presenta fatti che non sono effettivamente accaduti, attuando una manipolazione delle fonti. Questa è una minaccia alla democrazia e alla libertà di pensiero, che va fermamente combattuta.

6. Essere utenti responsabili

Nel XXI secolo sarà sempre più importante la competenza informativa, ovvero la capacità di selezionare, valutare e riutilizzare in maniera responsabile le informazioni on line. È sbagliato pensare che i social network siano su un piano di verità diverso rispetto alla realtà, quando invece sono lo specchio della società. Ognuno di noi deve imparare ad abitare il web responsabilmente, nella consapevolezza che nessuno è al riparo dal rischio di accedere alla cattiva informazione. L’utente ha la responsabilità di domandarsi se utilizza i social nel modo giusto, di mettere in dubbio non tutto a priori, ma operando delle distinzioni attraverso il ragionamento e la riflessione.

7. Avere fiducia nel giornalismo

È necessario costruire nella popolazione un nuovo senso di fiducia nei confronti del giornalista, che si fondi sulla sua autorevolezza. Ma questa fiducia va riconquistata. Il giornalista non dovrebbe far trapelare il proprio punto di vista né cercare di convincere l’utente. Il suo impegno sociale sta nella responsabilità dello sguardo e nell’onestà della voce. Il lavoro di chi fa informazione, se interpretato come un impegno o un servizio, deve tornare a essere quello di proporre contenuti rilevanti e di valore, di mostrare i fatti esattamente come sono, non tralasciando mai l’enorme responsabilità che si ha nel verificare le fonti.

8. Non arroccarsi sulle proprie convinzioni

Chiunque, almeno una volta, ha condiviso una notizia o presunta tale solo perché si avvicinava al proprio modo di pensare o di vedere la realtà, senza verificare che essa poggiasse su basi solide e veritiere. Spesso cerchiamo informazioni che confermano i nostri sistemi di valori, tendendo a credere alla narrazione che è più vicina al nostro impianto ideologico. Il rischio è di incappare in visioni radicali e ideologiche, nel complottismo, nel populismo, nelle credenze antiscientifiche, di diventare tutti dei creduloni. Non guardiamo con faziosità al mondo ed eviteremo di contribuire alla propagazione su internet di fake news e post-verità.

9. Cambiare approccio culturale

Il problema della cattiva informazione si risolve cercando di cambiare l’approccio culturale al mondo dell’informazione, soprattutto on line. Bisogna capire che esistono strumenti che ci permettono di andare alla fonte di una notizia, per verificarla ed evitare di amplificare le tante bufale che circolano. La rete in questo senso ci viene in soccorso, perché ci consente di informarci in tempi rapidi e a costo zero, accedendo ad una vastità di fonti. Imparare ad utilizzarle al meglio significa contribuire a combattere il fenomeno delle fake news.

10. Costruire una rete informale di apprendimento

La rivoluzione digitale ha abbattuto tre grandi barriere: l’accesso alle informazioni, la produzione dei contenuti, la possibilità di raggiungere audience sempre più vasti. La costruzione di una grande rete informale di apprendimento costante permetterebbe di creare degli utenti informati e più consapevoli dei meccanismi della rete e della diffusione di informazioni e notizie. Ciò può essere attuato creando continue occasioni di divulgazione e di dialogo, attraverso cui mettere costantemente in discussione noi stessi e le nostre conoscenze, per cercare ogni volta di fare un passo in avanti verso la ricerca della buona informazione.

Pubblicato su: Mondo Basilicata, num. 31/32 – giugno 2018, pagg. 112-115

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